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Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

Il decreto prevede:

  • –  una maggiorazione del tasso degli interessi legali moratori, che passa dal 7% all’8%in più rispetto al tasso fissato dalla BCE per le operazioni di rifinanziamento;
  • –  un regime rigoroso, nei rapporti tra imprese, stabilendo che il termine di pagamento legale sia di 30 giorni e che termini superiori a 60 giorni possano essereprevisti solo in casi particolari e in presenza di obiettive giustificazioni. Il decreto istituisce un doppio sistema di regole:
  1. alle transazioni commerciali in cui sia parte una pubblica amministrazione:
    si applica il termine di pagamento ordinario di 30 giorni.
    La PA dovrà pagare i propri fornitori ordinariamente entro 30 giorni, al più entro 60 giorni: tale deroga si applica alle imprese pubbliche tenute al rispetto dei requisiti di trasparenza ed agli enti pubblici che erogano prestazioni di assistenza sanitaria, e previo accordo tra le parti in tutti quei casi in cui vi sia una oggettiva giustificazione in base alla natura o all’oggetto del contratto, ovvero in relazione a particolari circostanze esistenti al momento della conclusione dell’accordo. Trascorsi tali termini decorre automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, il computo degli interessi di mora al tasso BCE (vigente al 1° gennaio per il primo semestre e al 1° luglio per il secondo semestre, come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in Gazzetta Ufficiale nel quinto giorno lavorativo di ciascun semestre), maggiorato di 8 punti percentuali.
  2. alle transazioni commerciali tra imprese:
    si applica il termine di pagamento ordinario di 30 giorni (anche nei rapporti tra imprese private, se non diversamente specificato in contratto). Tuttavia le parti possono stabilire contrattualmente un diverso termine che non dovrebbe superare i 60 giorni; un termine più ampio è ammissibile solo se concordato espressamente e se non risulta gravemente iniquo per il creditore. Trascorsi tali termini decorre automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, il computo degli interessi di mora al tasso BCE maggiorato di 8 punti percentuali; tuttavia le parti possono concordare l’applicazione di un diverso tasso.

Decorrenza degli interessi moratori

Ai fini della decorrenza degli interessi moratori si applicano i seguenti termini:

  1. a)  30 giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di unarichiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  2. b)  30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi,quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalentedi pagamento;
  3. c)  30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi,quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei

servizi;
d) 30 giorni dalla data di accettazione o della verifica eventualmente previste dalla

legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.

Risarcimento delle spese di recupero

I creditori hanno diritto ad ottenere un rimborso forfetario di € 40,00 a fronte dei costi sostenuti per il recupero delle somme non riscosse (che si cumula con gli interessi di mora), dovuto senza la costituzione in mora e senza la necessità di dimostrare il sostenimento dei costi stessi.

Nullità delle clausole vessatorie

Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio di interessi moratori o al risarcimento per costi di recupero credito, introdotte nel contratto, sono nulle se gravemente inique a danno del creditore. In particolare, sono considerate inique in modo assoluto, le clausole che escludono l’applicazione degli interessi di mora ed il risarcimento dei danni da recupero; nelle transazioni commerciali con la pubblica amministrazione è considerata iniqua, e pertanto nulla, la clausola avente ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura con cui si potrebbero eludere le previsioni in esame.